Avere un cane o un gatto porta con sé benefici che vanno oltre la compagnia quotidiana.
Chi vive con un animale spesso lo descrive come una fonte di benessere quotidiano – meno stress, più movimento, una routine più regolare. Non è solo percezione soggettiva: negli ultimi dieci anni un numero crescente di studi ha iniziato a misurare concretamente cosa cambia, a livello biologico e comportamentale, nella vita di chi condivide la casa con un cane o un gatto.
Il legame biologico: l’ossitocina
Una ricerca dell’Università di Azabu, guidata da Miho Nagasawa e pubblicata su Science nel 2015, ha misurato i livelli di ossitocina – l’ormone spesso soprannominato “dell’attaccamento”, coinvolto nel legame madre-figlio e nelle relazioni sociali – in coppie di proprietari e cani, prima e dopo un periodo di interazione visiva reciproca (lo sguardo prolungato tra cane e proprietario). I risultati hanno mostrato un aumento reciproco dei livelli di ossitocina sia nell’uomo sia nel cane, un meccanismo biologico simile a quello osservato tra genitori e figli neonati.
Questo studio è stato tra i primi a fornire una spiegazione biochimica al legame percepito tra proprietario e animale, spostando la discussione dal piano puramente aneddotico a quello misurabile in laboratorio.
Declino cognitivo negli anziani
Uno studio pubblicato su Scientific Reports nel 2025 ha rilevato che la convivenza con un cane o un gatto è associata a un rallentamento del declino cognitivo negli over 50, misurato attraverso test standardizzati di memoria e funzione esecutiva ripetuti nel tempo su un campione ampio. La correlazione osservata non dimostra da sola un rapporto di causa-effetto diretto – potrebbero contribuire anche fattori come una maggiore attività fisica quotidiana (portare a spasso il cane) o una routine sociale più strutturata – ma il dato si aggiunge a un corpo di letteratura crescente sul ruolo protettivo della convivenza con animali nell’invecchiamento sano.
Meno visite mediche, più risparmio per il sistema sanitario
Dati presentati dalla Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG) indicano che gli anziani che convivono con un animale ricorrono a visite mediche il 15% in meno rispetto a chi non ne ha uno. La SIGG ha descritto pubblicamente l’effetto come paragonabile, in termini di impatto sulla salute generale, a quello di alcuni interventi farmacologici preventivi – un modo per sottolineare quanto il beneficio non sia marginale, pur trattandosi di una misura indiretta (numero di visite, non un singolo parametro clinico).
Le ipotesi più accreditate per spiegare questo effetto includono la riduzione dello stress percepito, il mantenimento di una routine quotidiana più regolare (orari dei pasti, passeggiate) e un minore senso di isolamento sociale, tutti fattori noti per influenzare la frequenza di accesso ai servizi sanitari negli anziani.
Bambini, cani e prevenzione dell’asma
Una ricerca presentata al Congresso della European Respiratory Society 2025 ha rilevato che i bambini esposti a livelli più alti dell’allergene del cane nei primi anni di vita presentavano un rischio di sviluppare asma infantile inferiore del 48% rispetto ai bambini con esposizione minima. È un risultato che si inserisce nella cosiddetta “ipotesi igienica”, secondo cui un’esposizione precoce a un ambiente microbico più vario (inclusi gli allergeni animali) può contribuire a uno sviluppo più equilibrato del sistema immunitario.
Lo stesso studio, va precisato, non ha trovato lo stesso effetto protettivo per l’esposizione al gatto – un dettaglio importante che ricorda come i benefici osservati non siano automaticamente generalizzabili tra le due specie, e che ogni animale porti con sé un profilo di rischi e benefici in parte diverso.
Cosa significano in pratica questi dati
Nessuno di questi studi suggerisce che un animale sia un sostituto di cure mediche, terapie o supporto psicologico dove necessario. Quello che indicano, nel loro insieme, è che la convivenza con un cane o un gatto è associata a una serie di effetti misurabili e concordanti su più fronti – biologico, cognitivo, comportamentale – abbastanza consistenti da giustificare l’attenzione crescente della ricerca medica verso questo tema negli ultimi anni.
Fonti citate in questo articolo: Nagasawa et al., Science, 2015; Rostekova et al., Scientific Reports, 2025; SIGG/Adnkronos; European Respiratory Society, congresso 2025.

