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IVA sul cibo per animali in Italia: guida completa

Cani Gatti
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Quanto costa davvero, in tasse, dare da mangiare al proprio cane o gatto? La risposta è più alta di quanto molti proprietari immaginino, e nonostante mesi di discussione parlamentare, la situazione a metà 2026 non è cambiata. Ecco il quadro completo, aggiornato a luglio 2026.

Contenuti nascondi
1 L’aliquota attuale: 22%
2 La proposta bocciata: cosa è successo con la Legge di Bilancio 2026
3 Il sostegno dei proprietari resta alto (ma non basta)
4 Le detrazioni fiscali già esistenti (indipendenti dalla proposta IVA)
5 IVA sul cibo per animali: cosa significa in pratica
6 In sintesi

L’aliquota attuale: 22%

In Italia il cibo per animali domestici è tassato con l’aliquota IVA ordinaria del 22%. La classificazione non è ambigua: la risoluzione n. 60/E del 7 agosto 2018 dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito esplicitamente che le cessioni di alimenti per cani e gatti confezionati per la vendita al minuto non possono beneficiare dell’aliquota agevolata del 10%, ma devono essere tassate con l’aliquota ordinaria.

Anche le prestazioni veterinarie sono tassate al 22%.

La proposta bocciata: cosa è successo con la Legge di Bilancio 2026

A novembre 2025 erano stati depositati alla Camera e al Senato diversi emendamenti alla Legge di Bilancio 2026 che proponevano una riduzione dell’aliquota IVA sul pet food, con particolare attenzione ai cibi dietetici e terapeutici prescritti dai veterinari. Le ipotesi sul tavolo erano due: portare l’aliquota al 4% oppure al 10%.

La Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199 del 2025) è stata approvata dal Parlamento ed è in vigore dal 1° gennaio 2026 – ma la misura di riduzione IVA sul pet food non è stata inclusa nel testo finale approvato. La stessa LAV, a dicembre 2025, ha dichiarato pubblicamente che il testo base della manovra non prevedeva alcuna misura per gli animali. Una fonte fiscale professionale (Eutekne) conferma a inizio 2026 che l’aliquota resta al 22%, mentre una testata di settore (Dogsportal, marzo 2026) descrive la vicenda come una promessa politica ricorrente mai realizzata.

Il motivo, prevedibile, è la mancanza di coperture di bilancio sufficienti a compensare il minor gettito IVA.

Anche LAV (Lega Anti Vivisezione), nel proprio dossier realizzato con REF Ricerche sul valore sociale ed economico della convivenza con cani e gatti, sostiene la stessa richiesta – IVA cibo al 4% – insieme a una proposta più ambiziosa: azzerare l’IVA sulle prestazioni veterinarie essenziali.

A ottobre 2025 le deputate di Forza Italia Rita Dalla Chiesa e Deborah Bergamini avevano depositato una propria proposta di legge (non collegata alla Legge di Bilancio) per la riduzione dell’IVA al 10% su pet food e prestazioni veterinarie.

Il sostegno dei proprietari resta alto (ma non basta)

Secondo l’indagine SWG condotta per il Rapporto Assalco-Zoomark 2026, oltre l’80% dei proprietari di cani e gatti si dichiara favorevole a una riduzione dell’aliquota IVA sul pet food.

Le detrazioni fiscali già esistenti (indipendenti dalla proposta IVA)

Esiste già una detrazione IRPEF del 19% sulle spese veterinarie, con un tetto massimo di spesa detraibile di 550 euro l’anno (beneficio massimo teorico circa 80 euro annui). Un’ulteriore misura di sostegno riguarda un Fondo dedicato alle spese veterinarie (istituito con la Legge di Bilancio 2024), con una dotazione di 725.000 euro nel triennio 2024-2026, rivolto a persone over 65 con ISEE inferiore a 16.215 euro.

IVA sul cibo per animali: cosa significa in pratica

Con l’aliquota al 22% invece che al 10% o al 4%, la differenza si traduce in decine di euro l’anno di spesa aggiuntiva per una famiglia media con un animale domestico – una cifra che pesa soprattutto nelle famiglie con più di un pet o con animali di taglia grande, dove il consumo di cibo è proporzionalmente maggiore.

In sintesi

L’aliquota IVA sul pet food resta al 22%. La proposta di riduzione discussa nell’ambito della Legge di Bilancio 2026 non è stata inclusa nel testo approvato, principalmente per la mancanza di coperture di bilancio sufficienti. Il consenso dei cittadini resta alto, e il tema è già tornato sul tavolo con proposte separate – ma, a luglio 2026, nessuna ha ancora prodotto un cambiamento normativo.

Fonti citate in questo articolo: Rapporto Assalco-Zoomark 2026; Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 60/E del 7 agosto 2018; Legge 199/2025 (Legge di Bilancio 2026), Gazzetta Ufficiale; Eutekne; Dogsportal.it; LAV/REF Ricerche.

petadmin on Agosto 15, 2026 Cani Gatti
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